Un percorso personale dentro il mondo olistico
Mi sono ritrovata in più di un’occasione a interrogarmi sul concetto, ormai molto diffuso, di operatore olistico. Frequento questo mondo da più di dieci anni: ho partecipato a diversi corsi e mi sono affidata a vari operatori, attraverso differenti tecniche. Ho sperimentato davvero tanto, sia per la mia natura curiosa, sia perché amo scavare dentro di me alla ricerca della verità.
In questo percorso mi sono imbattuta in operatori seri, professionali e molto preparati, ma anche in operatori improvvisati, spesso in balia di un ego non sempre idoneo. Fortunatamente ho un istinto molto sviluppato, che mi permette di riconoscere rapidamente quando una persona è affidabile e quando non lo è. Devo ammettere che questo mi ha salvata in più di un’occasione.
Il mio pensiero va quindi a tutte quelle persone che non possiedono ancora lo stesso livello di discernimento. È vero che ognuno dovrebbe fare le proprie esperienze, sia positive sia negative, perché in ognuna c’è sempre un insegnamento. Tuttavia sento il desiderio di esprimere un’opinione che possa essere d’aiuto sia a chi si avvicina al mondo olistico come operatore, sia a chi sceglie di affidarsi a un operatore già formato. Con i miei articoli introspettivi cerco proprio questo: aiutare a ragionare, a uscire dalla propria zona di comfort, ad ampliare la visione o, perché no, anche a capovolgerla.
Il significato dell’olismo e la sua diffusione oggi
Ma cosa significa davvero “olismo”? Il termine deriva dal greco antico “ὅλος (hólos)”, che significa “tutto”, “intero”, “indiviso”. L’olismo è infatti una visione secondo cui un sistema non può essere compreso semplicemente analizzando le sue singole parti, perché il tutto è sempre qualcosa di più della loro somma.
Se applichiamo questo concetto all’essere umano, diventa chiaro che non possiamo ridurlo a un insieme di componenti separate. Una persona è una totalità complessa, in cui corpo, mente ed energia sono profondamente interconnessi. Ed è proprio su questa visione che si basa l’approccio olistico.
Negli ultimi anni, le discipline olistiche hanno avuto una grande diffusione anche in Italia. Questo ha reso più accessibili determinati percorsi, ma ha anche portato alla nascita di molti corsi e di numerosi operatori che, a mio avviso, non sempre possono essere definiti tali. Non è una critica, ma una constatazione: quando un settore non è regolamentato in modo chiaro, è inevitabile che si crei una certa confusione.
Oggi si parla di operatore olistico come di un professionista che lavora nell’ambito delle discipline bio-naturali, con l’obiettivo di promuovere l’equilibrio psicofisico ed energetico della persona. Un approccio sicuramente più ampio rispetto alla medicina allopatica, che tende invece a concentrarsi principalmente sul sintomo.
Dal mio punto di vista, l’approccio olistico è estremamente valido e dovrebbe, in futuro, integrarsi sempre di più con la medicina tradizionale. Allo stato attuale siamo ancora lontani da questo equilibrio, ma credo che sia una direzione necessaria, perché sempre più persone sentiranno il bisogno di un benessere che vada oltre il semplice trattamento del sintomo.
Essere operatore olistico: responsabilità e consapevolezza
A un certo punto del mio percorso, mi sono posta una domanda scomoda: sono davvero un’ operatrice olistica?
Mi prendo realmente cura della persona nella sua totalità — fisica, emotiva ed energetica — con consapevolezza e competenza? Conosco davvero il corpo umano, la fisiologia, l’anatomia, la gestione delle emozioni e del trauma, la psiche, i processi di alchimia interiore, l’anatomia sottile e la gestione dell’energia?
La mia risposta, oggi, non è ancora un “sì” pieno. Ho studiato fisiologia e anatomia, possiedo basi universitarie di psicologia e sociologia, ho approfondito l’anatomia sottile e ho maturato esperienze dirette in ambito alchemico, energetico ed esoterico. Questo mi offre sicuramente una visione più ampia rispetto a molti colleghi, ma non lo considero un punto di arrivo.
Lavorare nel mondo olistico non è semplice come può sembrare. Non basta frequentare un corso di massaggi, reiki, costellazioni familiari, yoga o qualsiasi altra disciplina. Dal mio punto di vista, un operatore olistico ha il dovere morale di studiare costantemente, di aggiornarsi e di sviluppare una visione sempre più ampia dell’essere umano e di se stesso.
Un messaggio per chi cerca un operatore
Prima di intraprendere un percorso olistico, soprattutto quando si lavora a livello emotivo ed energetico, è molto importante scegliere con attenzione.
Affidatevi a persone che riconoscono i propri limiti, che non impongono, ma accompagnano. Operatori che non promettono soluzioni facili, ma che sanno stare accanto con presenza e rispetto. Persone che hanno fatto esperienza su di sé e che parlano a partire da ciò che hanno realmente vissuto.
Un buon operatore non è colui che “sa tutto”, ma colui che continua a mettersi in discussione. Che sa dire “non lo so” quando è necessario. Che vi guida senza invadere, lasciandovi spazio per scoprire il vostro percorso. Che non giudica, che non manipola, che vi osserva con il cuore da un punto di vista neutro, senza proiezioni.
Il lavoro su di sé: un percorso che non finisce mai
Ed è qui che si apre un punto fondamentale, che riguarda tutti: operatori e clienti.
Avete mai fatto un percorso introspettivo serio e continuativo? Vi osservate con onestà nelle vostre azioni quotidiane, nelle parole che pronunciate, nelle reazioni che avete?
Come si può accompagnare qualcuno in profondità se non si è disposti a fare lo stesso viaggio dentro di sé?
Il lavoro su di sé, a mio avviso, dovrebbe essere insegnato fin da giovani. Non è ancora così, ma questo non significa che non si possa iniziare in qualsiasi momento della vita.
Diffidate di chi non si mette mai in discussione, di chi non riconosce i propri limiti, di chi pensa di essere arrivato. Tutto è in continua evoluzione. Non esiste un punto finale.
Ed è proprio questo il senso più profondo dell’olismo: un percorso che non si chiude mai, ma che continua ad approfondirsi nel tempo.
Continuate a studiare, a osservarvi, ad andare in profondità dentro di voi con la massima onestà e disciplina. Sempre.
Lavorate senza sosta attraverso l’auto-osservazione quotidiana, la consapevolezza, la presenza, il sentire senza voler modificare ciò che percepite, utilizzate gli eventi e le persone come strumento per comprendere quale messaggio nascosto vi stanno inviando, imparate a gestire con piena presenza i vostri pensieri e le vostre emozioni. Se non sapete come si fa tutto questo ma sentite il forte desiderio di intraprendere un percorso simile affidatevi a chi ha maturato una certa esperienza diretta e affidatevi seguendo il vostro sentire più profondo.
