Fino all’ultimo respiro

La morte come la più grande prova inziatica

Scrivo questo nuovo articolo il giorno dopo la morte di un attore che mi ha accompagnata nella mia giovinezza e che ci ha lasciati molto presto. Sto parlando di James Van Der Beek, meglio conosciuto come Dawson del telefilm dei primi anni 2000, Dawson’s Creek. Ha lasciato il corpo fisico all’età di 48 anni.

Mi sono imbattuta sui social in un suo video, girato il giorno del suo compleanno, in cui parla delle consapevolezze raggiunte grazie alla malattia e di come abbia compreso di essere “degno d’amore semplicemente perchè esiste”. Questo video mi ha fatto riflettere su un argomento che conosco bene, perché è stata una delle mie più grandi paure: la Morte. Morte che, ahimè, resta ancora un argomento tabù per molti.

James è l’esempio di come, sino all’ultimo respiro, sia possibile imparare qualcosa di veramente prezioso: una consapevolezza profonda che si imprime nelle cellule e che l’anima registra come acquisita. Una consapevolezza che, come tale, non avrà più bisogno di essere sperimentata in vite future. Se guardate il video, osservate come James si commuove quando esprime a parole questa consapevolezza. Ecco questo è il segno di come sia stata veramente compresa, nel vero senso etimologico del termine – cum prehendere ovvero includere dentro di se qualcosa, passando da uno stato fisico- mentale ad uno emotivo e cellulare.

Scrivo questo articolo che esula dal discorso massaggi, ma che fa comunque parte di me, perché esprime qualcosa che celo nelle mie profondità e che non ho condiviso con nessuno. Qualcosa che ho imparato in questi anni grazie alla mia insegnante Chantal Dejean durante i suoi corsi e, in particolare, durante il corso di formazione in Terapie Egizio-Essene e che magari può aiutare qualcuno a togliere un velo.

La morte come la più potente delle iniziazioni

Quello che ho compreso è che la Morte può essere una delle più grandi iniziazioni, se non la più importante. Ogni giorno siamo chiamati a morire, a vivere piccole morti simboliche. Ognuna di queste può essere vissuta come un allenamento in vista di quella che temiamo di più: la Morte fisica.

Quando sto affrontando un momento difficile della mia vita, il mio pensiero va spesso al Maestro Gesù, ma non per chiedere aiuto come ci ha insegnato la religione cattolica. Penso a lui come a un giovane uomo di 33 anni che ha vissuto la più potente delle iniziazioni, liberando l’umanità da una densità astrale che la stava soffocando.

Stiamo parlando, da un punto di vista terreno, di un ragazzo che ha speso la sua vita per prepararsi a vivere quel preciso momento, perché a quel momento era destinato.
Avete mai pensato a cosa possa aver realmente vissuto? Lui che predicava l’amore, l’uguaglianza, la fratellanza. Lui che era Spirito in terra, capace di guardare con occhi che vedevano oltre.

Avete mai provato a sentire nella vostra carne, anche solo minimamente, cosa può aver provato poco prima della crocifissione? Il tradimento. L’umiliazione. Lo scherno. E poi il dolore fisico. Cosa può aver provato fisicamente, mentalmente, emotivamente?
Io ho provato più volte a farlo. E ogni volta il mio pensiero va a lui, alla sua forza, alla sua Fede.

Se non lo avete mai fatto, vi invito a farlo. Provate a pensarci anche solo per qualche secondo: scendete dentro di voi, in profondità, nel vostro corpo, e provate a sentire ciò che lui può aver vissuto.

Ogni volta che mi sento in difficoltà penso a lui e comprendo che tutto ciò che sto vivendo non è nulla di paragonabile al suo dolore. Lui è per me il più grande esempio. Un esempio che non deve essere vano.

Le piccole morti e le piccole rinascite

Ciò che Gesù ha vissuto è stata un’iniziazione di grado elevato, riservata ai Maestri. Un’iniziazione che per noi può però diventare un esempio da seguire nella vita di tutti i giorni.

Quotidianamente siamo chiamati a vivere piccole morti e piccole rinascite. Moriamo a noi stessi ogni volta che lasciamo andare parti di noi che non risuonano più con ciò che siamo realmente. Moriamo quando diciamo basta a vecchi schemi e a vecchie matrici che ci ingabbiano.

Moriamo ogni volta che facciamo entrare il nuovo nella nostra Vita, lasciando spazio a qualcosa di diverso. Moriamo quando qualcuno ci spezza il cuore. Quando qualcuno che amiamo ci lascia. Moriamo quando veniamo umiliati, picchiati, violentati.

Parti di noi muoiono.

La Morte come mestra di Vita

La Morte, quella della carne, può essere una grande maestra di Vita. Sta a noi, attraverso il libero arbitrio, scegliere come viverla.

Possiamo sceglierla come un grande insegnamento, così come ha fatto James Van Der Beek. Oppure possiamo scegliere di andarcene con rabbia, rancore, irrisolti, con totale inconsapevolezza — penso alle sempre più diffuse malattie neurodegenerative.

È sempre una scelta. Una scelta la cui decisione resta solamente a noi.

Tempo fa ho deciso che avrei lasciato il mio corpo fisico dopo aver fatto tutto il possibile per portare a compimento la missione della mia anima, cercando di andarmene serenamente. Ogni singolo giorno della mia Vita è dedicato a questo.

Ben consapevole della mia morte fisica, vivo ogni giorno amando la Vita in ogni sua sfumatura. Cerco di migliorare me stessa, di diventare la versione migliore di me, sbagliando, inciampando, faticando, ma anche gioendo con immensa gratitudine per il dialogo che ho la fortuna di intrattenere con Lei.

Il ritorno all’Anima

Quando impari a dialogare con la Vita, con la tua Anima, i veli cadono. Gli occhi iniziano a guardare il mondo in modo diverso.

La Morte, che prima temevi, diventa semplicemente un passaggio da uno stato a un altro. Quando hai memoria delle vite già vissute, la Morte fisica appare come un grande portale che prima o poi sarai chiamata a varcare nuovamente.

E quel “nuovamente”, questa volta, io lo voglio attraversare nella piena consapevolezza di chi sono realmente, sapendo di aver fatto tutto il possibile per guarire ferite antiche, aver sciolto nodi karmici e aver onorato il volere della mia Anima.

A James Van Der Beek